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La guida di Danila: Il Salento che non ti aspetti!

Danila

La guida di Danila: Il Salento che non ti aspetti!

Offerta gastronomica
In Sante Le Muse è possibile mangiare cibi antichi e ricette dimenticate. Sante Le Muse è bio. L'ambiente fiabesco e il personale cordiale ed attento. Le materie prime del ristorante vengono prodotte in azienda. Si consiglia una prenotazione con largo anticipo. Sante Le Mese è stato premiato a Novembre 2019 in Campidoglio con bandiera verde, sezione Agriwoman
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Sante Le Muse
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In Sante Le Muse è possibile mangiare cibi antichi e ricette dimenticate. Sante Le Muse è bio. L'ambiente fiabesco e il personale cordiale ed attento. Le materie prime del ristorante vengono prodotte in azienda. Si consiglia una prenotazione con largo anticipo. Sante Le Mese è stato premiato a Novembre 2019 in Campidoglio con bandiera verde, sezione Agriwoman
Consiglio un rustico o un calzone da Martinucci, antica catena di pasticceria del Salento. Esistono diversi punti della Caffetteria disseminati nel territorio salentino: Torre Vado, Leuca, Pescoluse, Lido Marini, solo per citarne alcuni. Si consigliano anche i gelati.
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Caffetteria Martinucci
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Consiglio un rustico o un calzone da Martinucci, antica catena di pasticceria del Salento. Esistono diversi punti della Caffetteria disseminati nel territorio salentino: Torre Vado, Leuca, Pescoluse, Lido Marini, solo per citarne alcuni. Si consigliano anche i gelati.
Località imperdibili
E' impossibile andare via dal Salento senza una visita all'antica città di Otranto. Otranto è perfetta per ammirare l’alba o il tramonto. Essendo il luogo più ad est d'Italia le prime luci del giorno di Otranto rappresentano le prime albe d'Italia. Il borgo è circondato dalle mura difensive, tra vicoli e vie con le caratteristiche abitazioni bianche. Negli edifici si possono ammirare le dominazioni greche, bizantine ed aragonesi. Segnaliamo il Castello Aragonese e la Chiesetta bizantina di San Pietro: secondo la leggenda San Pietro passò di qui nel suo cammino dalla Palestina verso Roma.
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Otranto
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E' impossibile andare via dal Salento senza una visita all'antica città di Otranto. Otranto è perfetta per ammirare l’alba o il tramonto. Essendo il luogo più ad est d'Italia le prime luci del giorno di Otranto rappresentano le prime albe d'Italia. Il borgo è circondato dalle mura difensive, tra vicoli e vie con le caratteristiche abitazioni bianche. Negli edifici si possono ammirare le dominazioni greche, bizantine ed aragonesi. Segnaliamo il Castello Aragonese e la Chiesetta bizantina di San Pietro: secondo la leggenda San Pietro passò di qui nel suo cammino dalla Palestina verso Roma.
Come Otranto anche Gallipoli è una tappa obbligata del Salento perché si trova su un’isola fortificata, protetta dalle mura, dal castello e dal torrione del Rivellino. Il suo nome significa ‘Città bella’ e si trova a circa 40 km da Lecce.Il borgo antico, arroccato su un’isola di origine calcarea, è collegato alla terraferma e alla città nuova da un ponte ad archi del Novecento.
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Gallipoli
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Come Otranto anche Gallipoli è una tappa obbligata del Salento perché si trova su un’isola fortificata, protetta dalle mura, dal castello e dal torrione del Rivellino. Il suo nome significa ‘Città bella’ e si trova a circa 40 km da Lecce.Il borgo antico, arroccato su un’isola di origine calcarea, è collegato alla terraferma e alla città nuova da un ponte ad archi del Novecento.
Tappa obbligata nel Salento non può non essere Lecce con il suo centro storico, le facciate di edifici storici e chiese costruite con pietra locale. Perdetevi tra i vicoli dove si lavora la cartapesta e raggiungete il monastero degli Olivetani, un ex convento del XII secolo dotato di due chiostri contigui con al centro un pozzo baldacchino con colonne salomoniche e cupola. Oggi sede della facoltà dei Beni Culturali dell’Università del Salento.
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Lecce
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Tappa obbligata nel Salento non può non essere Lecce con il suo centro storico, le facciate di edifici storici e chiese costruite con pietra locale. Perdetevi tra i vicoli dove si lavora la cartapesta e raggiungete il monastero degli Olivetani, un ex convento del XII secolo dotato di due chiostri contigui con al centro un pozzo baldacchino con colonne salomoniche e cupola. Oggi sede della facoltà dei Beni Culturali dell’Università del Salento.
Lungo la costa orientale della penisola salentina si nasconde un affascinante borgo medievale: Castro. Sono tanti gli elementi che caratterizzano questo luogo, nel quale si respira e si vive un’atmosfera quasi magica. Anche il paesaggio circostante Castro lascia senza fiato: è in questi posti che il blu del mare e il verde della vegetazione, si uniscono per presentare le più variegate possibili ambientazioni. Dalle sue famose grotte, ai picchi rocciosi, ai fondali ricchi di fauna e di flora, paradiso dei sub. Dal caratteristico borgo Medioevale ricco di storia, al porto.
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Castro Marina
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Lungo la costa orientale della penisola salentina si nasconde un affascinante borgo medievale: Castro. Sono tanti gli elementi che caratterizzano questo luogo, nel quale si respira e si vive un’atmosfera quasi magica. Anche il paesaggio circostante Castro lascia senza fiato: è in questi posti che il blu del mare e il verde della vegetazione, si uniscono per presentare le più variegate possibili ambientazioni. Dalle sue famose grotte, ai picchi rocciosi, ai fondali ricchi di fauna e di flora, paradiso dei sub. Dal caratteristico borgo Medioevale ricco di storia, al porto.
Specchia è uno dei borghi più belli d'Italia. La cittadina deve il suo nome ai cumuli di pietre che ancora è possibile scorgere qua e là, chiamati appunto “specchia”, utilizzati come difesa o come torri di avvistamento contro i potenziali nemici. Questo piccolo paesino, che conta appena 5.000 anime, è uno dei luoghi caratteristici che vale la pena visitare andando alla scoperta del Salento.
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Specchia
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Specchia è uno dei borghi più belli d'Italia. La cittadina deve il suo nome ai cumuli di pietre che ancora è possibile scorgere qua e là, chiamati appunto “specchia”, utilizzati come difesa o come torri di avvistamento contro i potenziali nemici. Questo piccolo paesino, che conta appena 5.000 anime, è uno dei luoghi caratteristici che vale la pena visitare andando alla scoperta del Salento.
Se si è appassionati di Storia e reperti archeologici imperdibile è una visita a Giurdignano, paese noto a tutti per l'alta presenza di dolmen e menhir. Vi è anche un antico frantoio ipogeo interamente scavato nella roccia, e una cripta bizantina decorata con affreschi.
Giurdignano
Se si è appassionati di Storia e reperti archeologici imperdibile è una visita a Giurdignano, paese noto a tutti per l'alta presenza di dolmen e menhir. Vi è anche un antico frantoio ipogeo interamente scavato nella roccia, e una cripta bizantina decorata con affreschi.
Visite turistiche
La grotta della Zinzulusa, è considerata tra le dieci più importanti grotte al mondo. Non potete perdervela. La magnifica grotta carsica, deve il suo nome al termine dialettale “zinzuli“, a sottolineare come le numerose stalattiti e stalagmiti ricordino i brandelli di un abito logoro. Centosessanta metri per stupirsi e lasciarsi guidare dall’emozione di scoprire una vera e propria opera d’arte della natura. Imperdibile
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Grotta Zinzulusa
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La grotta della Zinzulusa, è considerata tra le dieci più importanti grotte al mondo. Non potete perdervela. La magnifica grotta carsica, deve il suo nome al termine dialettale “zinzuli“, a sottolineare come le numerose stalattiti e stalagmiti ricordino i brandelli di un abito logoro. Centosessanta metri per stupirsi e lasciarsi guidare dall’emozione di scoprire una vera e propria opera d’arte della natura. Imperdibile
Andate prima del tramonto a Punta Ristola. Parcheggiate nel parcheggio e dirigetevi a piedi verso il mare godendovi la vista sullo strapiombo verso lo Jonio e l'Adriatico all'ora del tramonto Sulla sinistra troverete l'accesso alla grotta del diavolo; non è ben indicato e non è facile da trovare. Se sarete attenti ad ogni modo in prossimità del punto più alto di Punta Ristola si scorge un varco tra la roccia, con delle staccionate in legno nei pressi. E' la grotta del diavolo che collega la terra al mare. Non sono necessarie grandi doti ma scarpe comode
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Punta Ristola
50 Via Toma G.
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Andate prima del tramonto a Punta Ristola. Parcheggiate nel parcheggio e dirigetevi a piedi verso il mare godendovi la vista sullo strapiombo verso lo Jonio e l'Adriatico all'ora del tramonto Sulla sinistra troverete l'accesso alla grotta del diavolo; non è ben indicato e non è facile da trovare. Se sarete attenti ad ogni modo in prossimità del punto più alto di Punta Ristola si scorge un varco tra la roccia, con delle staccionate in legno nei pressi. E' la grotta del diavolo che collega la terra al mare. Non sono necessarie grandi doti ma scarpe comode
La visita alle grotte può esser fatta o via mare o via terra. Per la visita via mare basta raggiungere il porto di Torre Vado e chiedere informazioni ai locatori. Normalmente vengono proposte due tipologie di gita: una breve in cui vengono visitate solo le grotte del mar Jonio, e una più lunga in cui si supera il tacco dello stivale e si visitano anche le grotte del mar Adriatico. In entrambi i casi è prevista una piccola sosta in mare per il bagno e un piccolo spuntino a bordo.
Boat trips to the Grotte di Leuca Santa Maria
La visita alle grotte può esser fatta o via mare o via terra. Per la visita via mare basta raggiungere il porto di Torre Vado e chiedere informazioni ai locatori. Normalmente vengono proposte due tipologie di gita: una breve in cui vengono visitate solo le grotte del mar Jonio, e una più lunga in cui si supera il tacco dello stivale e si visitano anche le grotte del mar Adriatico. In entrambi i casi è prevista una piccola sosta in mare per il bagno e un piccolo spuntino a bordo.
Il Ciolo è un'insenatura rocciosa assolutamente suggestiva. Potete assistere ai tuffi dei più temerari dalle rocce o addirittura dal ponte. E' possibile fare il bagno nell'acqua cristallina ed arrivare alla grotta nei pressi a nuoto. Il Ciolo è un altro porto imperdibile delle coste wild del Salento. Consiglio però di arrivare presto per potersi assicurare i posti migliori dal momento che lo spazio per asciugamani e borse non è elevato, ed in poco tempo soprattutto nei periodi di alta stagione il luogo verrà preso da assalto dai turisti.
Ponte del Ciòlo
Il Ciolo è un'insenatura rocciosa assolutamente suggestiva. Potete assistere ai tuffi dei più temerari dalle rocce o addirittura dal ponte. E' possibile fare il bagno nell'acqua cristallina ed arrivare alla grotta nei pressi a nuoto. Il Ciolo è un altro porto imperdibile delle coste wild del Salento. Consiglio però di arrivare presto per potersi assicurare i posti migliori dal momento che lo spazio per asciugamani e borse non è elevato, ed in poco tempo soprattutto nei periodi di alta stagione il luogo verrà preso da assalto dai turisti.
Esistono alcune grotte visitabili con accesso da terra pur essendo completamente in mare. Per fare il bagno alle grotte parcheggiate la macchina al ristorante trattoria Tatanka a Leuca. Attraversate la strada mantenendo salda la vita tra curva a gomito e assenza di strisce pedonali. Seguite il sentiero impervio (sono necessarie scarpe comode, non infradito) fino al mare. Da lì si dipartono una serie di grotte che possono essere visitate a nuoto.
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Santa Maria di Leuca
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Esistono alcune grotte visitabili con accesso da terra pur essendo completamente in mare. Per fare il bagno alle grotte parcheggiate la macchina al ristorante trattoria Tatanka a Leuca. Attraversate la strada mantenendo salda la vita tra curva a gomito e assenza di strisce pedonali. Seguite il sentiero impervio (sono necessarie scarpe comode, non infradito) fino al mare. Da lì si dipartono una serie di grotte che possono essere visitate a nuoto.
Per poter ammirare un luogo da sogno menzionato persino da National Geographic bisogna andare a Mendugno e visitare la grotta della Poesia. Come suggerisce il nome, un tempo queste cavità erano delle grotte . Nel corso del tempo, l'impetuosità del mare e i fenomeni carsici ed atmosferici hanno provocato il crollo del soffitto trasformandole in suggestive piscine naturali dalle acque color smeraldo che lasciano a bocca aperta chiunque abbia la fortuna di ammirarle.
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Cave of Poetry
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Per poter ammirare un luogo da sogno menzionato persino da National Geographic bisogna andare a Mendugno e visitare la grotta della Poesia. Come suggerisce il nome, un tempo queste cavità erano delle grotte . Nel corso del tempo, l'impetuosità del mare e i fenomeni carsici ed atmosferici hanno provocato il crollo del soffitto trasformandole in suggestive piscine naturali dalle acque color smeraldo che lasciano a bocca aperta chiunque abbia la fortuna di ammirarle.
Il lago di Bauxite è un deposito d'acqua formatosi in modo naturale in una cava di bauxite. L'impatto visivo è impressionante: un ecosistema lacustre in cui il verde acido delle acque salmastre incontra la vegetazione, mentre il rosso della bauxite cozza col blu del cielo.
Parking lago di bauxite
Il lago di Bauxite è un deposito d'acqua formatosi in modo naturale in una cava di bauxite. L'impatto visivo è impressionante: un ecosistema lacustre in cui il verde acido delle acque salmastre incontra la vegetazione, mentre il rosso della bauxite cozza col blu del cielo.
Archeologia
Il Salento viene considerato il giardino megalitico d’Italia.
Il Dolmen Li Scusi di Minervino di Lecce è uno dei più particolari e rappresentativi del Salento. Lo si scorge in un rigoglioso oliveto sulla via provinciale Minervino - Uggiano la Chiesa, con il suo grande lastrone di pietra di forma quadrangolare sorretto da otto pilastri composti da pietre impilate.
Dolmen Li Scusi
Il Dolmen Li Scusi di Minervino di Lecce è uno dei più particolari e rappresentativi del Salento. Lo si scorge in un rigoglioso oliveto sulla via provinciale Minervino - Uggiano la Chiesa, con il suo grande lastrone di pietra di forma quadrangolare sorretto da otto pilastri composti da pietre impilate.
Scoperto dal Palumbo nel 1909, il dolmen posa su un banco di roccia affiorante ed è alto 85 cm.
Dolmen Placa
Scoperto dal Palumbo nel 1909, il dolmen posa su un banco di roccia affiorante ed è alto 85 cm.
All’ingresso di Giurdignano svetta un Menhir alto più di due metri. Il suo nome deriva dalla sottostante grotta bizantina dedicata a San Paolo, decorata da affreschi di Maria e degli apostoli Pietro e Paolo, esempio di cristianizzazione di un monumento pagano.
Menhir San Paolo
1 Via Enrico Toti
All’ingresso di Giurdignano svetta un Menhir alto più di due metri. Il suo nome deriva dalla sottostante grotta bizantina dedicata a San Paolo, decorata da affreschi di Maria e degli apostoli Pietro e Paolo, esempio di cristianizzazione di un monumento pagano.
Si trova in aperta campagna al confine tra i comuni di Giurdignano e Giuggianello. Il lastrone di copertura è percorso da un largo solco che confluisce in una cavità circolare; se ne ipotizza la funzione di raccolta del sangue di sacrifici animali rituali.
Dolmen Stabile Giuggianello
Si trova in aperta campagna al confine tra i comuni di Giurdignano e Giuggianello. Il lastrone di copertura è percorso da un largo solco che confluisce in una cavità circolare; se ne ipotizza la funzione di raccolta del sangue di sacrifici animali rituali.
Un grande cumulo artificiale di pietre e terra col quale la gente del luogo poteva controllare il territorio circostante. Ed in tempi difficili, faceva la differenza. Gli studiosi sono divisi su due interpretazioni. La prima dice che siamo davanti a costruzioni preistoriche, l’altra invece le colloca nel Medioevo. Cosimo De Giorgi descrive Specchia Silva durante il 1800 alta oltre 20 metri, con 35 metri di diametro, ma probabilmente era più alta, e nei secoli dopo il suo abbandono le sue pietre furono riutilizzate dai contadini per i muretti a secco
Specchia Silva Insediamento Rupestre
Un grande cumulo artificiale di pietre e terra col quale la gente del luogo poteva controllare il territorio circostante. Ed in tempi difficili, faceva la differenza. Gli studiosi sono divisi su due interpretazioni. La prima dice che siamo davanti a costruzioni preistoriche, l’altra invece le colloca nel Medioevo. Cosimo De Giorgi descrive Specchia Silva durante il 1800 alta oltre 20 metri, con 35 metri di diametro, ma probabilmente era più alta, e nei secoli dopo il suo abbandono le sue pietre furono riutilizzate dai contadini per i muretti a secco
Dolmen: La chianca di Santo Stefano. Appena fuori dalla periferia di Carpignano Salentino, sulla via provinciale per Borgagne, in prossimità del cimitero, si imbocca a sinistra la strada vicinale Secondo Cimitero. Dopo poco più di un chilometro il megalite si avvista sulla destra, a ridosso di un muro di pietre a secco. N 40° 12' 23" E 18° 20' 41"
SP3
Dolmen: La chianca di Santo Stefano. Appena fuori dalla periferia di Carpignano Salentino, sulla via provinciale per Borgagne, in prossimità del cimitero, si imbocca a sinistra la strada vicinale Secondo Cimitero. Dopo poco più di un chilometro il megalite si avvista sulla destra, a ridosso di un muro di pietre a secco. N 40° 12' 23" E 18° 20' 41"
È stato rinvenuto da Giovanni Cosi nel 1968, fuori dalla periferia di Pescoluse, sulla litoranea in direzione Gallipoli, a circa 300 metri dal mare. Il megalite è diverso da tutti gli altri per la presenza di una profonda cavità ipogea scavata nella roccia, ritrovata «svuotata del suo originario contenuto da ignoti» al momento della scoperta. Ha la copertura composta da tre blocchi di spessore irregolare (un quarto sembra sia stato trafugato), sostenuti da sette ortostati, quattro monolitici e tre di massi impilati. (http://www.dolmenhir.it/)
Dolmen Argentina
È stato rinvenuto da Giovanni Cosi nel 1968, fuori dalla periferia di Pescoluse, sulla litoranea in direzione Gallipoli, a circa 300 metri dal mare. Il megalite è diverso da tutti gli altri per la presenza di una profonda cavità ipogea scavata nella roccia, ritrovata «svuotata del suo originario contenuto da ignoti» al momento della scoperta. Ha la copertura composta da tre blocchi di spessore irregolare (un quarto sembra sia stato trafugato), sostenuti da sette ortostati, quattro monolitici e tre di massi impilati. (http://www.dolmenhir.it/)
Oreste Caroppo li scopre nell’estate del 1993, durante un periodo di ricerche nelle campagne di Corigliano d'Otranto. Descrive l'uno come «un grande dolmen composito formato da quattro celle adiacenti, sormontate da altrettanti lastroni» e il secondo a struttura trilitica. (http://www.dolmenhir.it/)
Dolmen Plau (Caroppo)
Oreste Caroppo li scopre nell’estate del 1993, durante un periodo di ricerche nelle campagne di Corigliano d'Otranto. Descrive l'uno come «un grande dolmen composito formato da quattro celle adiacenti, sormontate da altrettanti lastroni» e il secondo a struttura trilitica. (http://www.dolmenhir.it/)
Il dolmen, collocato all'interno di un terreno ricco di interessanti materiali rocciosi, cinto dai rovi e dalla vegetazione spontanea, ha il lastrone di copertura quadrangolare irregolare, spesso circa 25 centimetri, sostenuto da tre ortostati, uno monolitico e due di pietre sovrapposte, che poggiano su un banco di roccia affiorante omogenea. (http://www.dolmenhir.it/)
Dolmen Ore
Il dolmen, collocato all'interno di un terreno ricco di interessanti materiali rocciosi, cinto dai rovi e dalla vegetazione spontanea, ha il lastrone di copertura quadrangolare irregolare, spesso circa 25 centimetri, sostenuto da tre ortostati, uno monolitico e due di pietre sovrapposte, che poggiano su un banco di roccia affiorante omogenea. (http://www.dolmenhir.it/)
Dolmen doppio, viene scoperto il 3 maggio 1893 da Pasquale Maggiulli e Cosimo De Giorgi nel territorio di Giurdignano, in aperta campagna. Il De Giorgi lo descrive come uno dei più grandi dolmen salentini, in parte semidistrutto. Ipotizza il megalite originario indiviso «ad arco di cerchio, di metri 4,30 di lunghezza per 1,50 di larghezza», suffragato dal ritrovamento, a 10 metri di distanza, del probabile frammento di collegamento mancante, «trapezoidale» e con le identiche caratteristiche dei lastroni di copertura residui. Oggi quello orientato a nord si presenta con il lastrone di copertura franato sugli ortostati che lo sorreggevano, l’altro, più o meno integro, ha il lastrone di copertura sorretto da cinque ortostati, uno monolitico e gli altri di massi sovrapposti, di altezza variabile da 81 a 90 centimetri. Tutto il complesso poggia su un vasto banco di roccia affiorante. Il frammento di cui parla il De Giorgi non è più distinguibile, confuso tra la grande quantità di materiale litico simile, presente tutt'intorno. Il complesso, per via di un ulteriore declino, registra differenze nelle dimensioni, rispetto ai rilievi del De Giorgi, che risultano comunque valido riferimento. (http://www.dolmenhir.it/)
Dolmen Grassi
Dolmen doppio, viene scoperto il 3 maggio 1893 da Pasquale Maggiulli e Cosimo De Giorgi nel territorio di Giurdignano, in aperta campagna. Il De Giorgi lo descrive come uno dei più grandi dolmen salentini, in parte semidistrutto. Ipotizza il megalite originario indiviso «ad arco di cerchio, di metri 4,30 di lunghezza per 1,50 di larghezza», suffragato dal ritrovamento, a 10 metri di distanza, del probabile frammento di collegamento mancante, «trapezoidale» e con le identiche caratteristiche dei lastroni di copertura residui. Oggi quello orientato a nord si presenta con il lastrone di copertura franato sugli ortostati che lo sorreggevano, l’altro, più o meno integro, ha il lastrone di copertura sorretto da cinque ortostati, uno monolitico e gli altri di massi sovrapposti, di altezza variabile da 81 a 90 centimetri. Tutto il complesso poggia su un vasto banco di roccia affiorante. Il frammento di cui parla il De Giorgi non è più distinguibile, confuso tra la grande quantità di materiale litico simile, presente tutt'intorno. Il complesso, per via di un ulteriore declino, registra differenze nelle dimensioni, rispetto ai rilievi del De Giorgi, che risultano comunque valido riferimento. (http://www.dolmenhir.it/)
Scoperto nel gennaio 1910 da Pasquale Maggiulli, insieme a Mario Antimo Micalella, in aperta campagna nel territorio di Giurdignano, fu visitato e accuratamente descritto da Cosimo De Giorgi nell'ottobre 1911. Oggi, per via dell'ulteriore declino, si rilevano differenze rispetto alla esposizione del De Giorgi. Del lastrone di copertura che descrive, spesso dai 18 ai 24 centimetri, di metri 2,30 di profondità per 1,44 di larghezza, già crollato e in parte «accomodato per farne un luogo di rifugio», resta una piccola parte, sorretta frontalmente da due ortostati di roccia affiorante accresciuti da pietre sovrapposte. La parte posteriore poggia su una cortina di pietre in parte affioranti. Davanti, insieme agli abbondanti resti di quanto descritto dal De Giorgi, sono ancora distinguibili un ampio frammento del lastrone crollato su un altro ortostato. (http://www.dolmenhir.it/)
Dolmen Orfine
Scoperto nel gennaio 1910 da Pasquale Maggiulli, insieme a Mario Antimo Micalella, in aperta campagna nel territorio di Giurdignano, fu visitato e accuratamente descritto da Cosimo De Giorgi nell'ottobre 1911. Oggi, per via dell'ulteriore declino, si rilevano differenze rispetto alla esposizione del De Giorgi. Del lastrone di copertura che descrive, spesso dai 18 ai 24 centimetri, di metri 2,30 di profondità per 1,44 di larghezza, già crollato e in parte «accomodato per farne un luogo di rifugio», resta una piccola parte, sorretta frontalmente da due ortostati di roccia affiorante accresciuti da pietre sovrapposte. La parte posteriore poggia su una cortina di pietre in parte affioranti. Davanti, insieme agli abbondanti resti di quanto descritto dal De Giorgi, sono ancora distinguibili un ampio frammento del lastrone crollato su un altro ortostato. (http://www.dolmenhir.it/)
Scoperto nel gennaio 1910 da Pasquale Maggiulli, insieme a Mario Antimo Micalella in aperta campagna nel territorio di Giurdignano, fu visitato e descritto «in parte atterrato» da Cosimo De Giorgi nell’ottobre 1911. Poco distante dal dolmen Orfine, questo megalite, ulteriormente danneggiato da una negligente manovra con un trattore negli anni Settanta del Novecento, mostra ancora oggi integro il lastrone di copertura, di forma poligonale irregolare, spesso da 12 a 20 centimetri, largo poco più di due metri e profondo poco più di un metro e mezzo, adagiato in parte su quel che resta degli ortostati. (http://www.dolmenhir.it/)
Dolmen Peschio o Pesco
Scoperto nel gennaio 1910 da Pasquale Maggiulli, insieme a Mario Antimo Micalella in aperta campagna nel territorio di Giurdignano, fu visitato e descritto «in parte atterrato» da Cosimo De Giorgi nell’ottobre 1911. Poco distante dal dolmen Orfine, questo megalite, ulteriormente danneggiato da una negligente manovra con un trattore negli anni Settanta del Novecento, mostra ancora oggi integro il lastrone di copertura, di forma poligonale irregolare, spesso da 12 a 20 centimetri, largo poco più di due metri e profondo poco più di un metro e mezzo, adagiato in parte su quel che resta degli ortostati. (http://www.dolmenhir.it/)
Monumenti storici
Il complesso storico-monumentale di “Leuca Piccola”, a Barbarano del Capo, è un piccolo gioiello edificato tra il 1685 e il 1709. Comprende la chiesetta denominata “Santa Maria del Belvedere”: splendida fusione di un locale destinato al culto con un retro-locale più intimo destinato a sagrestia, con un corpo monumentale a grandi arcate in stile neoclassico, con un ambiente al primo piano destinato a più sicuro rifugio in caso di incursioni turche. Preziosi sono gli affreschi che arricchiscono le pareti e la volta, che rappresentano santi orientali e occidentali che hanno sempre riscosso grande devozione tra le genti del Capo. Straordinaria la visita ai sotterranei, che fungevano da ospitale per i pellegrini diretti al Santuario “De Finibus Terrae”.
Via Leuca Piccola
Il complesso storico-monumentale di “Leuca Piccola”, a Barbarano del Capo, è un piccolo gioiello edificato tra il 1685 e il 1709. Comprende la chiesetta denominata “Santa Maria del Belvedere”: splendida fusione di un locale destinato al culto con un retro-locale più intimo destinato a sagrestia, con un corpo monumentale a grandi arcate in stile neoclassico, con un ambiente al primo piano destinato a più sicuro rifugio in caso di incursioni turche. Preziosi sono gli affreschi che arricchiscono le pareti e la volta, che rappresentano santi orientali e occidentali che hanno sempre riscosso grande devozione tra le genti del Capo. Straordinaria la visita ai sotterranei, che fungevano da ospitale per i pellegrini diretti al Santuario “De Finibus Terrae”.

Tipps für Reisende

Nicht verpassen
Punta Ristola -
Andate prima del tramonto a Punta Ristola. Parcheggiate nel parcheggio e dirigetevi a piedi verso il mare godendovi la vista sullo strapiombo verso lo Jonio e l'Adriatico all'ora del tramonto Sulla sinistra troverete l'accesso alla grotta del diavolo; non è ben indicato e non è facile da trovare. Se sarete attenti ad ogni modo in prossimità del punto più alto di Punta Ristola si scorge un varco tra la roccia, con delle staccionate in legno nei pressi. E' la grotta del diavolo che collega la terra al mare. Non sono necessarie grandi doti ma scarpe comode
Nicht verpassen
Grotte di Leuca via mare
La visita alle grotte può esser fatta o via mare o via terra. Per la visita via mare basta raggiungere il porto di Torre Vado e chiedere informazioni ai locatori. Normalmente vengono proposte due tipologie di gita: una breve in cui vengono visitate solo le grotte del mar Jonio, e una più lunga in cui si supera il tacco dello stivale e si visitano anche le grotte del mar Adriatico. In entrambi i casi è prevista una piccola sosta in mare per il bagno e un piccolo spuntino a bordo.
Nicht verpassen
Grotte di Leuca via terra
Esistono alcune grotte visitabili con accesso da terra pur essendo completamente in mare. Per fare il bagno alle grotte parcheggiate la macchina al ristorante trattoria Tatanka a Leuca. Attraversate la strada mantenendo salda la vita tra curva a gomito e assenza di strisce pedonali. Seguite il sentiero impervio (sono necessarie scarpe comode, non infradito) fino al mare. Da lì si dipartono una serie di grotte che possono essere visitate a nuoto.
Nicht verpassen
ponte Ciolo
Insenatura rocciosa assolutamente suggestiva. Si assiste ai tuffi dei più temerari dalle rocce o addirittura dal ponte. E' possibile fare il bagno nell'acqua cristallina ed arrivare alla grotta nei pressi a nuoto. E' importante arrivare presto per potersi assicurare i posti migliori dal momento che lo spazio per asciugamani e borse non è elevato
Nicht verpassen
Lago di Bauxite (Otranto)
Il lago di Bauxite è un deposito d'acqua formatosi in modo naturale in una cava di bauxite. L'impatto visivo è impressionante: un ecosistema lacustre in cui il verde acido delle acque salmastre incontra la vegetazione, mentre il rosso della bauxite cozza col blu del cielo.
Nicht verpassen
Grotta della Poesia (Melendugno)
Per poter ammirare un luogo da sogno menzionato persino da National Geographic bisogna andare a Mendugno e visitare la grotta della Poesia. Come suggerisce il nome, un tempo queste cavità erano delle grotte . Nel corso del tempo, l'impetuosità del mare e i fenomeni carsici ed atmosferici hanno provocato il crollo del soffitto trasformandole in suggestive piscine naturali dalle acque color smeraldo che lasciano a bocca aperta chiunque abbia la fortuna di ammirarle.
Nicht verpassen
Grotta della Zinzulusa
La grotta della Zinzulusa, è considerata tra le dieci più importanti grotte al mondo. La magnifica grotta carsica, scoperta più di 150 anni fa e aperta al pubblico dagli anni Cinquanta, deve il suo nome al termine dialettale “zinzuli“, a sottolineare come le numerose stalattiti e stalagmiti ricordino i brandelli di un abito logoro. Centosessanta metri per stupirsi e lasciarsi guidare dall’emozione di scoprire una vera e propria opera d’arte della natura.